Addì 16 Nevoso dell’ Anno CCXVI
Hacktivism è una parola composta dalle parole hacker e activism e indica le attività svolte in rete che si rifanno a pratiche dell’attivismo sociale proprie di tutti quei gruppi che tentano di migliorare il mondo “dal basso”, sia che provengano dall’interno di movimenti politici o sociali sia che provengano dall’ underground artistico o scientifico, per semplificare diciamo che possiamo chiamare un hacktivista la persona che possiede un background culturale che lo porta ad agire socialmente, politicamente o culturalmente all’interno di gruppi che hanno il fine di rendere l’accesso all’informazione e la tecnologia informatica alla portata di tutti, in poche parole, occuparsi di computer, usarlo in modo non convenzionale e con un fine sociale ben preciso.
Le connotazioni politiche lasciamole stare, anche se gran parte dei gruppi hacktivisti hanno origini proprie di quella che una volta era “la sinistra”, di fatto la molteplicità delle figure sociali coinvolte pone questo movimento al di fuori degli schemi classici della politica, pacifisti, cyberpunk, psichedelici, working class , O.N.G., volontariato, filosofi, media, hacker, music band,informatici,artisti, comunità GNU Linux, il mondo open source, è un melting pot sociale e culturale che sarebbe profondamente ingiusto far rientrare in schemi che sono oramai desueti nella società odierna. Lo scopo di questo articolo è di segnalare lo scontro che esiste tra l’impiego e lo sviluppo di nuove tecnologie con le forme di sfruttamento e di alienazione che questo comporta e i comportamenti virtuosi di tutti quei gruppi che tentano di impedire che esista un solo modello di sviluppo e a beneficio di poche persone. Tra i valori condivisi dell’hacktivism troviamo l’uguaglianza, la pace, la cooperazione, il rispetto, la libertà ed ogni azione è determinata dall’obbiettivo di progredire verso forme culturali comunitarie che perseguano il fine di distribuire le risorse, difendere i diritti delle persone, garantire e rispettare la privacy.
La distribuzione delle risorse Distribuire le risorse significa sostanzialmente condividere il sapere, distribuire le informazioni, creare dei centri di diffusione delle notizie che interessano un intera comunità contro l’informazione prettamente verticale che caratterizza la gran parte delle società contemporanee, un uso corretto del copyright, fare da cassa di risonanza all’insorgere della censura, combattere i segreti di stato, avere il controllo collettivo del bene pubblico, ed è una pratica che si concretizza con la creazione di media indipendenti, le radio private on line, le televisioni di quartiere, portali informativi, newsgroups, mailing list, ciò che sta facendo la community GNU Linux in tutto il mondo, pur nella sua eterogeneità, è l’equivalente odierno delle cooperative sociali nate all’inizio del ‘900 che avevano come fine la distribuzione del sapere e della conoscenza agli “ultimi” delle classi sociali, allora esisteva il problema gravissimo dell’alfabetizzazione delle masse ora il problema si sposta sulla conoscenza informatica di base ed è un fatto scontato che la barriera dell’accesso alla cultura è un freno ad uno sviluppo armonico della società globale, diventa fondamentale quindi in questo contesto lo slogan hacktivista “information wants to be free” . L’ineguale distribuzione delle risorse della comunicazione noto oggi come digital divide diventerà sempre più un problema concreto, è un termine che già ora travalica il mondo dell’informatica per assumere un significato più sociale, non è fantapolitica pensare che sarà sempre più fonte di conflitti geopolitici man mano che la vita quotidiana delle persone sarà sempre più vincolata all’informatica e il divario digitale tra tecno-ricchi e tecno–poveri sta ridisegnando il mondo producendo ulteriori fratture oltre le classiche divisioni tra nord e sud o tra occidente e terzo mondo.
Resistere, resistere, resistere……(*) al digital divide , “Tu sei il media, la tua testa è la redazione, il tuo pc è la sede” si leggeva nella firma digitale di un attivista di Indymedia
e questa è la sintesi di ciò che significa Media Indipendenti, non delegare più le informazioni ad altri ma occuparsene in prima persona aiutati dalla forte diffusione di tecnologie di comunicazione private quali cellulari, digicam, macchine fotografiche che permettono di bypassare i circuiti classici di diffusione di immagini e contenuti per creare network di news indipendenti e con una sterminata pluralità di opinioni, ed è proprio in questa varietà di punti di vista che si dovrebbe innestare uno dei punti cardine dell’etica hacktivista, il rispetto reciproco, il confronto costruttivo verso idee diverse dalle proprie e non potrebbe essere altrimenti viste le strutture comunitarie e non gerarchizzate proprie di questo mondo. Le risorse escogitate per dare voce a questa resistenza sono molto varie nelle forme e nei contenuti, dall’occupazione pacifica delle città in bicicletta di Critical Mass ai gruppi di lavoro sulla telecomunicazione di sTRANOnETWORK , all’informazione orizzontale di Independent People Against Media Hypocrisy di Tactical Media Crew di Altremappe e di Isole nella rete, i progetti di reti civiche che in aree geograficamente limitate tentano di far partecipare attivamente i cittadini e le istituzioni come produttori di notizie e non solo come fruitori passivi, la revisione delle norme sul diritto d’autore del Partito Pirata Italiano,l’impegno alla tutela della privacy della rete Anonet, il progetto Medialab di AvANa.net’s Avvisi Ai Naviganti al Forte Prenestino di Roma,la media-art di Neural.it, è un elenco questo che fotografa solo alcuni dei progetti italiani perchè la natura movimentista di queste associazioni fa si che i progetti iniziali evolvono, si fondono con altre realtà per dar vita a strategie di comunicazione di più grande respiro e molte associazioni sono volutamente poco esposte ai media tradizionali.E’ un fenomeno di portata internazionale e, a parere mio, è destinato a diventare un vero e proprio “fronte” di resistenza indipendente perchè la politica, persa la funzione primaria che dovrebbe avere e cioè la salvaguardia del bene pubblico e la tutela dei cittadini dagli interessi delle lobby economiche, è diventata sempre più distante dai reali bisogni della società.
Fonti: Hacktivism. La libertà nelle maglie della rete. di A. Di Corinto e T.Tozzi
La spina nel fianco. Il blog di Alessandro Bottoni
(*) Citazione necessaria: Francesco Saverio Borrelli Procuratore Generale di Milano






